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“Abbraccio” di Raffaella Murgo

Recensione dell'Opera


Forme morbide, sinuose, plastiche percorrono la materia e lo spazio definendo figura ed ambiente come un’unica massa germinale in cui gli elementi dell’uno si amalgamo e dialogano con gli elementi dell’altro. Nell’arte di Raffaella Murgo volumi, masse, linee sembrano generarsi nello spazio in un’armonica alternanza di pieni e vuoti che trascendono l’oggettività della figura per attenersi al sentimento o al messaggio che l’artista vuole comunicare traducendolo in sostanza.

Nell’opera “Abbraccio” per esempio il blocco plastico è modellato per essere asservito alla definizione reale, concreta, fisica del concetto di affetto e di amore racchiuso in un gesto universalmente condiviso e conosciuto.  Le figure infatti non si mostrano definite nei tratti fisici e fisionomici. Restano quasi in fase di abbozzo, percepite come idea di corpi umani che si stringono l’uno attorno all’altro. Tutto è accennato, non finito, ancora potenzialmente condensato nella materia che si raggomitola e si chiude in un nucleo denso di tensione e carica emotiva sigillato negli incroci simmetrici di gambe e braccia e nel raccordo delle teste.

A prendere corpo è così l’atto in sé, simbolica rappresentazione di un gesto dal valore universale che diventa qui anche espressione di una speranza nuova, quella del ritorno a vivere gli affetti senza timore, senza remore, senza la paura di condividere un segno d’amore. É la speranza dell’uomo nel suo vivere attuale e contemporaneo devastato  dagli effetti di una pandemia mondiale che ha allontanato o forse anche abbrutito, ci si augura non irrimediabilmente!

IFF