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“Akasha” di Annachiara Musella

Recensione dell'Opera


Significati arcani spesso di natura ancestrale o messaggi sopiti da ridestare, rivelati nella qualità estetico-concettuale di un’arte investita da un richiamo di esigenza sociale. Nella visione artistica di Annachiara Musella il rifermento al reale, colto nelle contraddizioni della società post-moderna, sembra essere invaso da dimensioni dell’onirico che pongono la realtà oggettiva al di sopra delle sfere del sensibile, spingendo lo spettatore ad una profonda e commossa riflessione. Una metafisica informale, come l’artista stessa la definisce, che è commistione di fisico e metafisico ricomposti in immagini in cui figurativo e astratto, luce e ombra, colori e sfumature si rincorrono descrivendo storie diverse dalle sensazioni contrastanti, cariche di forza emotiva.

Quasi manifesto dichiarato di questo dualismo che anima la sua arte è l’opera “Akasha” (essenza primordiale), risultato di due composizioni che diventano complementari di un’unica essenza di corpo e mente, di materico ed eterico, attraverso le forme di pittura e arte.

Da un lato, la pittura dell’opera “Dream’s Cosmic Consciousness” nella concretezza dell’immagine racconta la visione onirica del caos primordiale da cui affiorano come in un moto circolare i quattro elementi – terra, fuoco, aria, acqua – sospinti da un unico flusso di energia vitale che è simbolo dell’interconnessione delle esistenze, dell’unione dell’uno col tutto che solo la profondità di una riflessione interiore può percepire al di là delle barriere e costruzioni sociali.

Dall’altro lato, la scultura dell’opera “Kintsugi my self” nella matericità della creta che modella l’immagine di mani giunte a coppa, sembra voler raccogliere i significati e i misteri dell’esistenza umana dipanati nella pittura, superando inquietudini, afflizioni, dolori, colpevoli di ridurre in cocci le singole esistenze nel mondo contemporaneo, che vengono qui ricomposte in nuove vite, così come simboleggiano i rivoli d’oro, metaforiche allusioni alla tecnica giapponese del kintsugi, l’arte che nobilita le cicatrici.

IFF