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“Alba” di Anna Maria Giordano

Recensione dell'Opera


È la violenza del colore a catturare l’attenzione nelle opere di Anna Maria Giordano. Un colore che appare denso, pieno, corposo steso a volte come a ricreare l’impeto di un vortice, altre come ad assecondare la libertà degli schizzi che fuggono via, altre ancora come a disciogliersi in velature che addolciscano i netti contrasti.

Nel colore l’artista raccoglie tutta la gamma delle emozioni, i tormenti, le gioie, i dolori dell’esistenza umana e nel colore conduce la sua ricerca, la tensione al superamento di ciò che è immanente, ponendo i sentimenti al di sopra della realtà percettibile delle cose e degli eventi. Diventano degli  universali entro cui elaborare la propria primitiva “joie de vivre”.

Anche le macchie di colore che compongono “Alba” sono una tensione verso questa ricerca. L’opera che chiude il ciclo Resilienza, Diario emozionale di una quarantena, è la visione dell’artista di una rinascita dopo una terribile esperienza come quella che siamo stati costretti tutti ad affrontare del Covid.

Paure, dubbi, dolori sono stati elaborati nel pensiero dell’artista e dissipati, nella composizione, dai colori dell’alba che si alza con un’aurea di quiete, la stessa quiete che si avverte e si distende dopo che è cessata una tempesta. L’alba si alza al di sopra degli ostacoli, irradiando la sua luce che è gioia e speranza. In un fondo astratto dove solo le macchie d’azzurro e la linea blu dell’orizzonte fanno immaginare l’infinità del cielo e del mare, i due mondi si toccano nei nuovi bagliori regalando un senso di pace, di tranquillità, di positività. È il momento della ricostruzione di sé.

IFF