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“Allahu Akbar (D.O.M.)” di Annachiara Musella

Recensione dell'Opera


Dimensioni dell’onirico riempiono spazi del reale ponendo la realtà oggettiva su un piano al di sopra delle sfere del sensibile, muovendo lo spettatore alla riflessione. È questa una riflessione indotta da una visione soggettiva dell’artista che con le sue opere tende a veicolare un messaggio di chiara pertinenza sociale.

L’artista in questione è Annachiara Musella, il messaggio è quello dell’apparente dicotomia dell’esistenza umana e delle contraddizioni della società moderna. Tutta l’opera dell’artista calabrese è mossa da un’esigenza morale. Anche quando i soggetti sono tratti dagli scenari e dai paesaggi dei suoi luoghi natii, la composizione non è mai distesa, sempre caratterizzata da una dualità di fondo, risultato di una continua tensione tra amore e odio per la sua terra. Persino la ricerca dei materiali è strettamente connaturata al contenuto, pertanto la scelta è preziosa e studiata nei simbolismi espressi,  come nel caso di “Allahu Akbar (D.O.M.)” opera in oro, sangue di drago e bitume giudaico.

La composizione dai riferimenti religiosi già dal titolo – dove parole islamiche si accostano a sigle di derivazione latino-cristiana egualmente riconducenti lo stesso significato di Dio Grande ed Onnipotente – vuole essere una denuncia della paradossale contraddizione storica insita nelle grandi religioni del mondo. Si professa pace e amore ma si porta guerra e rancore contro chi è considerato “infedele”: vuoi le Crociate di un tempo, vuoi la Jihād di oggi ne sono drammatico esempio… storia che si ripete! Emblematica è così la figura dell’uomo rappresentato solo, col dito alzato verso il Cielo, calato in un luogo indistinto, tra la luce dell’oro e le tenebre del bitume, in una dimensione senza spazio e senza tempo, che riconduce all’universalità delle Grandi Confessioni ed in questa prospettiva la stessa esistenza umana sulla terra assume significato di responsabilità sacra.

IFF