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“Apri gli occhi” di Simone Siconolfi

Recensione dell'Opera


Uno sperimentalismo che passa per tecniche diverse e modulazioni differenti del pensiero estetico che approda a stili post-surrealisti, metafisici e pop. Nell’arte di Simone Siconolfi la realtà diventa viaggio nell’oltre dei ricordi legati all’infanzia e al luogo natio ma anche rappresentazione iconica di una riflessione sul mondo contemporaneo e le sue contraddizioni.

Emblematica in questo senso è l’opera “Apri gli occhi”, la cui iconografia, simbolica ed essenziale, riporta ad atmosfere e scenari onirici, a tinte cupe e immagini enigmatiche come da incubo. La dinamica della composizione si affida ad una riflessione catastrofica del mondo, lentamente in disfacimento e distruzione per mano dell’uomo.

Così in alto si vede una terra arida e deserta, amplificata nella sua desolazione dall’immagine dell’unico albero, scuro e spoglio, che si erge a residuo estremo della natura. Questo è collegato, tramite un corridoio di terra tra dirupi quasi infernali, all’immagine dell’uomo in giacca, cravatta, mascherina e visore, che corre all’interno di un cerchio che segna la circolarità del tempo che scorre implacabile e inesorabile.

L’uomo è qui artefice di un meccanismo di autodistruzione che passa prima per la natura e poi per l’umanità stessa. Deviata dalla folle corsa al potere e al vivere materiale, la società contemporanea sembra estinguere qualsiasi traccia del proprio sentire immateriale e spirituale, perdendo di vista i valori e la propria originaria essenza.

IFF