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“Arancione” di Giorgio Gioia

Recensione dell'Opera


Dal figurativo all’astratto ma anche viceversa; dalla contaminazione di forme e colori all’integrazione di figure in forme e colori…  L’arte di Giorgio Gioia è l’espressione di un eclettismo artistico originato da una personalità poliedrica che, nella sua evoluzione tecnica e creativa, ha sperimentato vari generi e sfaccettature del mondo dell’arte passando dalla fotografia alla pittura, dal disegno grafico al restauro.

Spesso il suo è un realismo solo citato, dove ad assumere significato è primariamente il colore che partecipa al disegno e all’impatto visivo. La sua è una mente fervida che sembra “pensare a colori”, tanto è vero che le sue opere risentono spesso già nel titolo della sua vocazione coloristica, come nel caso di “Arancione”, dominato da un astrattismo ricercato ed elegante.

Su uno sfondo costruito da campiture di  colore arancione in cui – in alcune porzioni di tela – effetti chiaroscurali sembrano propagarsi per macchie come pennellate acquerellate, si disegnano forme semplici, tratti e linee essenziali presi quasi a prestito dall’immaginario infantile. Tali forme sembrano ricercare la loro giusta collocazione all’interno di linee perimetrali irregolari e dalle diverse dimensione, giustapposte a riempire la tela quasi come  tasselli di un puzzle dagli incastri improbabili.

L’emozione al di là dell’immagine è tutta affidata a tinte brillanti, toni caldi e freddi, forti contrasti che permeano la tela, distribuendosi per linee ondulate, tocchi da pointillisme, cerchi, archi, semicerchi, tutte forme dominate da un geometrismo puro ed elementare. Tra queste s’insinuano accenni di dorato che illuminano in vari punti la composizione e la vestono di eleganza.

IFF