fbpx

“Convenzioni dell’anima” di Carmen Di Renna

Recensione dell'Opera


Un figurativismo ornamentale intriso di geometrismi e di un deciso cromatismo. Un’arte suggestiva e particolare che risente dell’influenza del Concretismo, una corrente del Novecento a cui l’artista salernitana Carmen Di Renna approda durante la sua esperienza artistica accanto a maestri come Antonio Franchini, collaboratore di Lucio Fontana.

È questa la dimensione estetica della Di Renna che, non aderendo totalmente ai canoni dell’Arte Concreta che è nello stesso tempo antitesi dell’Astrattismo e rifiuto del figurativo, è fautrice di un’arte personale che racchiude in forme emozionali il pensiero filtrato nell’intimità dei luoghi dell’anima dell’artista. È un’arte complessa, fatta di intellettualismi ma priva di simbolismi, che non rifiuta l’oggetto del reale come il Concretismo, né lo deforma come l’Astrattismo.

La Di Renna pertanto genera opere come “Convenzioni dell’anima” dove si ha una materializzazione di un concetto, di un pensiero plasmato nella ceramica, materia dall’artista privilegiata per sentire quel contatto tra l’arte e il suo io interiore. Qui, nello specifico, prende forma quella concezione che convenzionalmente può essere intesa  come un insieme di regole socialmente standardizzate relative all’anima.

Sostanza vitale; sede dell’io interiore; principio immateriale; luogo dei sentimenti e delle emozioni; teorizzazioni qui espresse attraverso l’accenno al cuore, alla contrapposizione tra corpo ed anima visibile nel doppio volto, uno colorato e vivo (anima), l’altro nero e spento (corpo), alla rappresentazione del pianto come commozione o dolore, al colore che richiama la vitalità. E se linee, geometrie, colori seguenti un preciso schema sono l’aspetto del Concretismo che la Di Renna conserva, queste da assunto teorico diventano dichiarato motivo decorativo.

IFF