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“Donna velata” di Maria Teresa Eleuteri

Recensione dell'Opera


Un uso espressionistico del colore, una semplificazione della figura che spinge fino a punte estreme dell’astrattismo della forma, una pennellata che si perde all’interno di impasti materici distribuiti sulla tela. Nelle opere dell’artista Maria Teresa Eleuteri la tecnica pittorica si sostanzia nello sviluppo di un’indagine introspettiva che trova in forme creative sempre diverse e originali una sua compiuta espressione.

L’artista riduce la sua esperienza pittorica alla concretizzazione di stati emozionali, riflessioni, pensieri che vengono resi materici, sensibili, percettivamente condivisi attraverso quella che lei stessa definisce una pittoscultura. Le immagini “introspettive” con i loro significati, i simboli e le metaforiche espressioni sempre presenti, si condensano nella materia quasi a staccarsi dalla tela e prendere forma ed esistenza.

Così è per “Donna velata” dove, nella pastosità del colore che si stende libero, energico e pieno, emerge il volto di una donna nascosta dietro un velo che squarcia con le sue mani. L’iconografia della composizione, nella semplicità quasi innaturale dell’immagine apparente, appare però non priva di elementi simbolici, caricandosi di significati altri che allontanano dal mondo sensibile per entrare prepotentemente in quello della dimensione psicologica della figura rappresentata. Sospesa tra realtà e immaginazione, la figura parla così di un desiderio di cambiare il presente, senza rinnegare il passato, “squarciando” la condizione attuale per dirigersi e proiettarsi verso un futuro che appare deciso e gonfio di idee e progetti, come allude la stessa spiga di grano posta dinanzi al velo, simbolica espressione di un domani caparbiamente diverso.

IFF