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“FEMALE Pop-Art” di Margherita Porrovecchio – Margera

Recensione dell'Opera


Decisamente contemporanea e provocatoria, l’arte di Margherita Porrovecchio – conosciuta artisticamente come Margera – si colloca nella scia degli artisti di concezione pop, muovendo da una condivisa critica al consumismo entro cui l’oggetto di consumo viene nobilitato a funzione estetica, allargandone però la visione ad una funzione più propriamente estetico-costruttiva.

Da designer che crea e progetta interpretando il mutevole, categoria appartenente all’attuale sistema-società, l’artista siciliana supera quel concetto di scarto quale simbolica espressione d’icona dell’effimero per la quale l’oggetto muta la sua condizione da tale a manufatto d’arte, per condurlo al piano di vero e proprio atto creativo. Nella sua arte l’oggetto superato, divenuto ormai rifiuto viene infatti decontestualizzato e recuperato non solo per una fruizione estetica ma anche lirico-narrativa.

Il rifiuto diviene strumento che partecipa alla costruzione del racconto del reale sotto una nuova ed ancora diversa prospettiva che crea opere fascinose e poetiche come “FEMALE Pop – Art”. Parte di un più ampio progetto denominato Pop –Art Couture, l’opera si costruisce secondo canoni appartenenti all’arte del riuso, che manipola, modella, ritaglia ed incastra materiali di scarto per creare nuova bellezza.

Affascinante nella sua idea concettuale, l’opera al primo impatto appare come un quadro o una foto, che immortala, dinanzi ad un muro di pietra, l’immagine di una figura slanciata di donna, sofisticata nella posa e nelle vesti, che fuoriesce da un gioco di luci ed ombre, con toni tra il rosa e il prugna degradanti nel nero. Ma ad una più stretta analisi affiora la vera identità dissacratoria dell’opera come critica alla società dei consumi che produce freneticamente il nuovo accantonando ciò che diventa precocemente passato ma che conserva in sé  ancora il valore della propria esistenza.

L’artista vuole proprio comunicare questo valore nella mutevolezza dei significhi e delle nuove forme che può assumere il “passato” in un’opera d’arte. Simbolo per eccellenza  è qui una lattina vuota, priva ormai della sua originaria funzione di contenitore, che s’inserisce all’interno delle trame della composizione, diventando elemento ornamentale. Modellata e trasformata s’infila in una griglia finemente lavorata da sembrare il ricamo di un tessuto che fa da velo o copricapo ad una sagoma di drappeggi di stoffa studiatamente annodata, evocatrice della figura di una donna che sembra incedere con fare lieve.

IFF