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“Foggy Road” di Annachiara Palombino

Recensione dell'Opera


Atmosfere dalle realtà sfumate a volte tratteggiate a tinte diafane, essenzialità e audacia espressionistica del colore spesso costretto a fare i conti con neri e grigi incombenti. Nell’arte di Annachiara Palombino vive l’intensa carica passionale di un’artista che avverte tutta l’esigenza di esprimere un senso di deterioramento dei rapporti col mondo esterno, che va dal particolare all’universale, passando per un’esplorazione dei più profondi siti dell’interiorità umana. Ma c’è allo stesso tempo anche traccia di una rivalsa e di riscatto che si compie anche lì dove l’artista si esprime in bianco e nero, imponendo sempre un dettaglio di colore, manifestazione quasi di una vitalità che ha voglia di emergere e gridare la sua presenza anche quando è avvilita o mortificata dalle circostanze contingenti.

In “Foggy Road” tale condizione è esemplificata nella rappresentazione di un luogo in cui lo sguardo si perde lungo le direttrici di una strada di cui si confondono le tracce. Cancellata da una nebbia che cala grigia e cupa su tutta la composizione, la strada diventa immediatamente metafora dello smarrimento dell’artista e percorso verso una direzione unica di cui però il traguardo resta ancora nebuloso. Ma che l’intenzione dell’artista sia il ritrovamento di se stessa è evidente nel colore che appare timido ai lati della strada e che tinteggia il paesaggio attorno con punte di toni caldi, rompendo così la monotonia dei grigi e quel senso di inquietudine che pervade la composizione, con la forza dei contrasti.

Nell’osservare l’opera si è  come investiti da un flusso che dirige lo sguardo verso l’oltre e fugge in avanti mentre pian piano lascia che la vitalità del colore invada ciò che trova sul suo cammino. Ed è un po’ come se l’osservatore partecipasse e intensamente vivesse gli stadi di quella ricerca personale qui messa in atto dall’artista.

IFF