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“Futura” di Maria Pennino

Recensione dell'Opera


Impronte neorealiste, accenti coloristici di segno espressionista, inflessioni stilistiche di eleganza liberty… Nell’arte di Maria Pennino vive una commistione ricercata di stili che è evoluzione e sintesi estetica originale, raffinata ed efficace.

Dalle sue opere emerge un figurativo definibile quasi eclettico che diversifica le composizioni, in cui però sempre costante è la tensione emotiva ed il realismo di stampo sociale. Volti, paesaggi, soggetti e particolari sono colti sempre nella loro drammaticità, nell’espressività dei sentimenti vissuti, che diventano narrazione delle vite dentro.

Le composizioni risentono spesso di riferimenti simbolici che costruiscono i “drammi” di cui l’artista si fa portavoce, come in “Futura” dove ogni elemento contribuisce con la sua carica simbolica a definire la narrazione di un conflitto interiore.  È il conflitto che vive una donna nella scelta di un futuro in bilico tra le realizzazioni di una vita familiare e le proprie aspirazioni personali, che generano in lei un vago senso di incertezza.

Tutta la composizione è così costruita su un gioco di contrapposizioni che è esplicito e simbolico; gli elementi diventano tasselli da leggere in chiave letterale ed allegorica. L’abito da sposa stretto tra le mani si contrappone,  quale riferimento alla famiglia da costruire, all’immagine della finestra aperta alle sue spalle, quale emblema di libertà personali, su cui cala il sole al tramonto, simbolo del passato che fugge via. Le rose spinate che sembrano cadere dal divano, la scarpa non ancora calzata e la tenda oscurante rafforzano la condizione di indecisione ed incertezza che assale la donna, visibile sul volto, attraverso quegli occhi che sembrano persi nel vuoto, dispersi nel pensiero. Ma sempre sul volto si compie la risoluzione del dramma, lì in quel sorriso appena accennato che allude ad una consapevolezza ritrovata di un futuro realizzabile nei propri valori ed ideali non prescindendo dall’amore.

IFF