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“Giochi d’acqua” di Felice Meo

Recensione dell'Opera


Forme sinuose ed iconograficamente essenziali, figure stilizzate dai volumi piatti in cerca però di movimento. Le sculture dell’artista ischitano Felice Meo sono opere emozionali  che interpretano l’essenza del mondo che gli è attorno attraverso una materia plasmata e studiata secondo una sorta di alchemica fusione delle tecniche.

Muovendo dalle ipotesi concettuali di un’arte come riflessione e recupero di un mondo naturale che si sta sempre più sgretolando sotto i colpi del consumismo, l’artista crea partendo da materiali da riciclo, solitamente recuperati nelle discariche, che con grazia, ricercatezza ed accuratezza modella in nuova forma.

La duttilità, malleabilità e brillantezza della materia trattata partecipa alla creazione portando l’opera a vestirsi anche della qualità della luce che scivola sulle forme rivelando particolari sempre più preziosi.

Così è anche per la serie “Giochi d’acqua” in cui il mondo isolano e marino con tutte le sue creature viene modellato nell’arte di Meo, in maniera semplice, lineare con una maestria sapienziale dell’utilizzo e del lavoro dei materiale di scarto che diventano luogo privilegiato del dialogo universale sul rispetto del mare e dei suoi abitanti. Le forme a cui dà vita l’artista sono espressione dei ricordi della sua infanzia, immagini come questa del cavalluccio marino che albergano quasi solo nella memoria ormai, appartenenti a specie sempre più in estinzione, che vengono recuperati e restituiti alla natura secondo la sua personale interpretazione.

L’immagine infatti si sagoma nella materia lucida, rafforzata nelle sue linee di contorno in un tratto spesso, irregolare e frastagliato che sembra dare l’impressione di un ritaglio di bambino. Intanto la luce scivola sulla parte liscia e vibra su quella più ruvida contribuendo a muovere gli stati emozionali di chi osserva.

IFF