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“Giudizio universale” di Frederik Ivanaj

Recensione dell'Opera


Espressionistica, onirica, concettualmente informale o astratta ma stilisticamente figurativa e reale. L’arte di Frederik Ivanaj è un viaggio misterioso e affascinante attraverso i labirinti della potenza creatrice dell’immaginazione. Condotto dall’instintualità del gesto, l’artista genera composizioni che fondono linee e macchie di colore da cui emergono forme che, tra astrattismi quasi volutamente ricercati, alludono alle fattezze della figura umana.

Le sue opere sono espressione di un mondo pieno di vita dove segno e colore concorrono a descrivere un’immagine apparentemente fantastica che è storia, narrazione, riflessione su temi e momenti. Così è per “Giudizio universale” dove le figure s’insinuano occupando il loro spazio tra le pennellate dense, brillanti e vigorose, ora estremamente semplificate e confuse tra le macchie di colore ora più definite e riconoscibili.

In una dimensione quasi chagalliana ma meno violenta cromaticamente, l’artista dipinge il suo Giudizio universale come una rassegnata accettazione dell’essere umano ad una fine già annunciata. Ed è stato proprio l’uomo a determinare la sua fine, nel momento in cui sulla terra ha agito in maniera sconsiderata distruggendo la natura e il valore della vita stessa.

Lontani dalla soluzione michelangiolesca, i corpi fluttuano in uno spazio indefinito, deteriorandosi nella forma, scomponendosi e dissolvendosi nella materia del sogno e dell’anima. Il turbamento del giorno del Giudizio viene qui assorbito da un’atmosfera rarefatta e surreale, immaginaria, vagheggiante che mitica lo stato di agitazione afferente alle sfere del mondo sensibile per calarsi  nei piani dell’inconscio e dell’irrazionale, muovendo ad una nuova riflessione.

IFF