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“Il rientro” di Elisabetta Iodice

Recensione dell'Opera


È la vibrazione del colore a costruire l’immagine, a mettere in moto le sensazione, a smuovere le suggestioni che provengono dal profondo, quando si osserva un’opera di Elisabetta Iodice. La sua visione pittorica è esperienza della vita affidata alle declinazioni emotive del colore condotto a pennellate ora dense e corpose ora morbide e scariche, a tocchi ora brevi e nervosi, ora lunghi e distesi, ora acceso di contrasti, ora tremulo di luce.

Così in atmosfere vagheggianti, nebulose, palpitanti, vanno delineandosi composizioni come “Il rientro” in cui gli elementi si giustappongono e si costruiscono nella qualità cromatica degli acrilici che s’impastano gli uni negli altri, accostandosi e sfumandosi.

L’artista fa dell’opera una metafora del ritorno alla vita, del ricominciare a toccare l’esistenza dopo momenti bui, che possono essere individuali e personali ma anche collettivi come quello vissuto universalmente da tutti durante il periodo della pandemia.

La strada verso il sole, grande e fulgido, indica la luce che rischiara il cammino dell’uomo che finalmente lascia le tenebre alle spalle. Tutto viene avvolto dalla luce, una luce rasserenatrice che diventa forza e sprone a percorrere la via in salita, guardando al futuro con una nuova energia e fiducia. L’immagine vibrante e fremente accentua la trepidazione del nuovo inizio e allo stesso tempo sposta la composizione su un piano puramente concettuale, diventando messaggio positivo di rinascita.

IFF