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“Il silenzio” di Roberta Bruno

Recensione dell'Opera


Una pittura che parla più per colori che per forme. Elaborazioni del reale che scaturiscono dal profondo dei sentimenti dell’artista. Composizioni che ricordano visioni espressioniste dai tratti e le pennellate esasperate alla ricerca del lato emotivo della realtà.

L’arte di Roberta Bruno vive di queste drammatizzazioni stilistiche e questo è il suo modo di esprimere l’amore verso la vita, scandagliando i meandri dell’animo umano con una sensibilità diversa accresciuta anche dall’esperienza personale di medico.

Nell’opera “Il silenzio” la personificazione di un concetto ancestrale e primordiale, come appunto il silenzio, viene interpretata in contrapposizione all’umanità evoluta, ormai non più capace di ascoltare quel “suono” che ricongiunge l’anima alla natura. Pertanto in uno sfondo bianco, appare un’umanità vista di spalle, lontana dal silenzio e dipinta nei colori del rosso e del nero, che rappresentano il sangue ed il dolore.  In avanti invece nelle tinte del creato, celeste cielo, verde prato e giallo sole,  vengono tratteggiati dei sassi che rappresentano la natura, la sola che partecipa al silenzio.

Il dipinto appare un po’ un monito alla riflessione, al riappropriarsi di quella condizione universale di sintonia tra l’uomo e tutto l’esistente, che l’utilitarismo e consumismo della società contemporanea hanno totalmente annientato e che era invece alla base delle filosofie animiste dove ogni essere è permeato del divino e dove l’uomo partecipa dell’armonia del cosmo celebrando il costante ciclo di morte e rinascita. Una condizione di sacralità ormai totalmente rovesciata, che nell’urgenza della contemporanea ‘deflagrazione’ ambientale spinge alla necessità di una nuova coscienza ecologista.

IFF