fbpx

“In-perfetto” di Daniele Donna

Recensione dell'Opera


Come un realismo dalle atmosfere metafisiche, l’arte di Daniele Donna spinge verso visioni dalle aure immobili, fisse, quasi perse nella profondità dei silenzi più assoluti. Sostanza sospesa in una dimensione atemporale, le rappresentazioni sembrano superare l’oggettività del reale oltrepassando il dato sensibile e le impressioni dell’esperienza sensoriale. Ma la concretezza dell’immagine si risolve in quella qualità viva e accesa della luce che pervade ogni opera dell’artista marchigiano.

La luce diventa materia dell’impasto pittorico, scivola sugli elementi definendone le superfici e i volumi secondo le incidenze dei raggi luminosi, riempie gli spazi, marca i contorni, leviga ed ammorbidisce. È come impressa sulla tela con pennellate che fondono materia e spirito, evocando suggestioni immediate ed evidenti come quelle suscitate nella stessa opera “In-perfetto”.

Anche qui l’immagine del violino è modellata nella sostanza fattrice della luce, che ne segue le convessità, entra nelle concavità, s’insinua nelle pieghe, illumina fino a rendere lucide alcune parti e opacizzarne delle altre. Nel contempo, persi in uno spazio definito solo da una linea demarcatrice di zone opposte di colore, gli elementi della composizione si elaborano in una fissità che rimanda ad atmosfere irreali, enigmatiche, che avvicinano alle suggestioni metafisiche e accompagnano a riflessioni profonde che superano il dato oggettivo.

Così il violino, l’archetto e la piccola coccinella diventano metafora di una continua ricerca di bellezza e perfezione che è in altro non è se non dentro di sé, come dentro di sé vivono e provengono le pulsazioni che danno vita alla  musica, esempio assoluto di accordo, armonia e perfezione.

IFF