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“In Viaggio” di Biagio Esposito

Recensione dell'Opera


L’arte di Biagio Esposito è un incondizionato ed estatico abbandono alle forme eclettiche della pittura. L’artista campano infatti concepisce la pittura come segno plastico e costruttivo, interagibile con i tanti e diversi linguaggi dell’arte – dall’architettura alla fotografia, all’arredamento – capace di concretizzare l’assunto ideologico di spazio artisticamente vivibile ed abitabile, in cui egli crede.

È un’ottica quasi utopistica che vede la complementarità delle arti diventare sistema strutturale per un vivere civico, armonico ed esteticamente fruibile. Tale visione non può non influenzare anche l’impianto estetico-espressionistico delle sue opere.

In “In Viaggio” per esempio ad invadere lo spettatore già a primo impatto è la giocosa varietà cromatica che riempie la composizione condotta con un’innocenza fanciullesca che alleggerisce l’animo. È una convivenza pacifica di simboli di matrice onirica e di figure prese a prestito dell’immaginario infantile che dà vita ad un’immagine dai tratti elementari ed essenziali, carica però di contenuti sottesi.

Emblematica spicca così nell’opera, una barca che solca un mare verde come la speranza e porta con sé la figura di una donna, qui raccontata come madre e nutrice della vita, dei desideri futuri, del domani.  L’incedere della barca scura verso un orizzonte di colori sembra alludere alla visione di un passato contrassegnato da difficoltà, miserie, guerre, cadute di valori che punta verso un nuovo inizio, che ci si auspica migliore e che, affinché lo sia, si nutre dell’essenza di sentimenti autentici ritrovati.

IFF