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“Ingenua giovinezza” di Stefania Buccio Gonzato

Recensione dell'Opera


Un linguaggio pittorico istintivo e immediato, un figurativo che attinge all’immaginario onirico e infantilistico, un cromatismo vivace, ricco, a volte decisamente irreale. Nell’arte di Stefania Buccio Gonzato vive un mondo che traduce il reale nella dimensione del fantastico, con immagini iconograficamente semplici ma concettualmente complesse, dense di significati e messaggi che l’artista vuole veicolare.

Le sue opere sono narrazioni quasi favolistiche di un quotidiano che appartiene principalmente alla sfera del femminile. La donna è indagata nelle sue tante sfaccettature di madre, moglie, amica, individuo, dandone una rappresentazione che è espressione di un moto emotivo, non di una costruzione mentale.

In “Ingenua giovinezza” la donna raffigurata è una fanciulla colta nelle peculiarità della sua adolescenza, in bilico tra le ingenuità di bambina e le complessità e speranze di adulta. L’opera ricalca i tratti tipici dell’arte della Buccio Gonzato, con figure che occupano quasi interamente lo spazio della tela, con tratti neri che ripercorrono i contorni dei soggetti, con colori netti in accostamenti e contrasti cromatici d’impatto e di fascinazione suggestiva, con elementi di natura o architettonici a rimarcare la realtà delle situazioni.

Così la composizione si costruisce attorno alla figura della giovane caricandosi di forme e significati simbolici. Sono i significati della vita, delle aspirazioni di una fanciulla che si appresta ad affrontare il futuro cercando nutrimento alle sue passioni, simboleggiate nel vaso di frutta, ma anche leggerezza d’animo e speranza, rappresentate nei fiori intorno, e non perdendo di vista i suoi sogni né tradendo le sue idee racchiuse nel vortice di colori, in alto, che invade la tela.

IFF