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“Internal view” di Arlek Rodriguez

Recensione dell'Opera


È un astratto informale a percorrere l’arte di Arlek Rodriguez, artista poliedrico capace di esprimere la sua personale visione estetico-creativa  nelle varie forme, tecniche, generi e linguaggi, spaziando dalla pittura alla musica, dalla scultura alla scenografia, dalla fotografia alla poesia. Nelle sue opere vive l’esperienza dei maestri del passato come De Chirico e Dalì e la carica espressionista e contemporanea di Basquiat entro cui muove la sua ricerca dell’invisibile, di quelle tensioni appena percettibili che appartengono ai mondi infiniti dell’anima.

Emergono così composizioni a volte caotiche ed informi, diversificate, perse tra segni, colore e materia, che svuotano la figurazione di qualsiasi residuo formale, diventando puro atto creativo.

In “Internal view” l’artista sembra apporre una finestra sugli spazi reconditi dell’anima, come se ponesse le basi di un accesso all’insondabile, alle tensione emotive che partono dalle profondità del nostro essere. Il nero di fondo che riempie la tavola sembra proprio sprofondare in questi abissi delle fuggevoli sensazioni e percezioni intimistiche oltre le quali rifulge la vibrante luminosità della cornice della finestra, in cui metalli filiformi raccolgono la luce che scivola e attraversa tutta la composizione mettendola in movimento.

La sensazione di sfondamento dell’opera verso i piani impenetrabili dell’inconscio è ulteriormente accentuata dalla materia plastica che emerge dalla superficie, rompendo la bidimensionalità dell’immagine ed aprendo ai confini della plasticità. L’opera così appare percorsa da una particolare forza espressiva che invade lo spettatore e lo porta a superare col pensiero gli stadi percettibili del reale.

IFF