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“Interno silente” di Giuseppe Galati

Recensione dell'Opera


La pittura di Giuseppe Galati si presenta come una sorta di trasposizione lirico-narrativa della realtà quotidiana vissuta nella melanconica memoria di un tempo andato o nella penetrante riflessione sulle inquietudini dell’era presente. Paesaggi, spaccati di vita semplice a volte rurale, sguardi alla società  e alle sue contraddizioni diventano termini di un confronto critico ed estetico ingaggiato dall’artista calabrese, filtrato dalla sua sensibilità pittorica manifesta nella solidità del segno e nella pienezza del colore. Le sue opere si delineano nella descrizione di tratti e forme ben definiti che si costruiscono nel colore, attraversato da una forza emotiva e vibrante.

Così è in “Interno silente”, un’opera che introduce lo spettatore nella semplice quotidianità di un ambiente domestico colto nella dimensione lirica di un momento intimo e privato. Costruito quasi come una scenografia teatrale, il dipinto mostra un’accurata dovizia di particolari nella descrizione dell’ambiente quale realtà oggettiva di luogo vissuto e partecipato. Ma quegli oggetti nella credenza, quella foto alla parete, quelle sedie scostate dal tavolo sono allo stesso tempo anche attraversate da quell’identico pathos che investe lo spettatore durante la rappresentazione di un’opera di teatro. Sono percorse da una forte carica emotiva, un sentimento vibrante che non è rafforzato solo dalla presenza della figura umana ma anche dalle stese di colore che s’insinuano le une nelle altre con le loro corrispondenze e le loro sfumature che definiscono con precisione palpitante ogni singolo elemento. Tutto partecipa al racconto di un momento ordinario in cui le due figure femminili restano ognuna intenta alle proprie faccende, abbandonate nei propri pensieri cullati dalla quiete rassicurante di un ambiente familiare.

IFF