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“Intrappolato nei propri pensieri” di Katia Di Mella

Recensione dell'Opera


L’arte come espressione del proprio io, comunicazione, rifugio ed anche cura. Per l’artista latina Katia Di Mella l’arte è il luogo in cui prende sostanza quell’impulso, quella passione che spinge e dirige l’atto creativo. E allora crea e sperimenta. Passa dal figurativo all’astratto, li unisce e li separa, impasta la materia nel colore, combina materiali differenti, dà forma al pensiero…

E non importa tanto l’apparente piacere estetico che il fruitore può provare o meno, quanto invece ciò che resta negli occhi e nel cuore chi di guarda quell’atto creativo. Questo è ciò che conta: indurre ad una riflessione, ridestare gli animi, innescare un movimento interiore.

In “Intrappolato nei propri pensieri” l’artista induce ad una riflessione sul sé e sull’essere umano, sulle sue possibilità, le sue contraddizioni, le schematizzazioni sociali e le libertà individuali.

In una spazialità astratta in cui fluttuano architetture geometriche, che riprendono le forme del cubo e del quadrato, campeggia al centro la figura dell’uomo pensante. Raccolto in se stesso è assiso in un cubo dai lati aperti, benché inanellato in altre forme rigide tendenti l’una verso destra e l’altra verso sinistra.

Sono le possibilità messe davanti all’uomo di scegliere la propria strada, di trovare il proprio equilibrio, ma che non sempre egli riesce a vedere sopraffatto  come è, spesso, dalle rigide schematizzazioni della società. L’artista gli fa vedere la sua condizione di “intrappolato” e lo induce a pensare.  Emblematicamente gli pone accanto la rappresentazione simbolica della libertà di scelta.

Così ritornano i cubi con il loro significato allargato di società, entro cui sono intrappolati un cerchio, regolare, perfetto e la linea dell’infinito, senza fine né inizio, senza limiti. Entrambi sono tinti di blu, il colore della tranquillità e dell’armonia, che contraddistingue anche lo stesso uomo, e non aspettano altro che essere liberati.

IFF