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“Kiss” di Vanessa Cioni - Alaska

Recensione dell'Opera


È una ricerca del proprio io, uno scavare nelle inquietudine dell’essere, nelle turbolenze dell’animo, nelle creazioni psicotiche della mente in tensione con l’altro, diverso da sé. L’arte graffiante, spesso graffiata e nervosa dell’italobrasiliana Vanessa Cioni, in arte Alaska, vuole essere proprio questo, un modo per dirigere tutta quell’energia interiore che brucia l’artista e la spinge a cullarsi nelle linee, nei segni, nelle macchie, nei colori di una pittura che domina il proprio agire, placa i suoi tormenti, interpreta la sua sofferta sensibilità.

L’arte è per lei un rifugio sicuro, un atto terapico.  La sua è una pittura che potremmo dire quasi primitiva, essenziale nelle linee e forme, spesso marcata nei contorni, netta nei colori e nei contrasti che diventa specchio di quel liberarsi dell’artista degli orpelli e le catene delle convenzioni sociali, per dare spazio a ciò che è più elementare, primario, autentico. Anche nell’opera “Kiss” il racconto interiore è affidato a pochi semplici tratti e, anche qui, stesi come in pennellate nervose atte a contenere ed arginare l’impeto degli impulsi che guizzano fuori nel rivivere nuovamente momenti forti, emotivamente appassionati.

L’artista in questa composizione ha voluto racchiudere tutta la pienezza di sentimenti provati nell’aver vissuto una fugace ma intensa storia d’amore, tanto più importante quanto per il fatto che sia avvenuta in un momento particolare della sua vita, di rinnovata rinascita. Così delle linee azzurre, tratteggiate in maniera quasi confusa su un fondo chiaro, sembrano comporsi con una leggerezza simile a quella di nuvole nel cielo come a descrivere due labbra che stanno sul punto di baciarsi. È qui rappresentato il culmine dell’emozione. Il momento dell’attesa di ciò che si sta immaginando e che a breve succederà, della passione che va a concentrarsi in un istante che è ogni volta unico, diverso ed irripetibile.

IFF