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“La Dama e il cavaliere” di Silmara Bassanesi

Recensione dell'Opera


Atmosfere oniriche dalle immagini statiche e dagli scenari fissi come calati in un silenzio assoluto. Composizioni dalla suggestiva immobilità che diventano il tramite di un viaggio oltre l’apparenza fisica della realtà, oltre l’esperienza che ne fanno i sensi per approdare al loro significato intimo e profondo. Questa è e muove l’arte di Silmara Bassanesi, artista la cui pittura è un racconto che supera il reale inducendo lo spettatore ad un sentire più intimo e spirituale delle cose e della vita.

Nell’opera “La Dama e il cavaliere” l’immagine si rende narrazione, dalle suggestioni metafisiche, di un racconto lirico intinto nell’immaginario epico, che trascende il fatto e la storia per cogliere l’universalità dei valori. La composizione si costruisce attorno a due figure, un uomo e una donna, una dama e un cavaliere che colmano una scena di dolore bloccato nella fissità del momento, in cui un paesaggio verde di lontano sembra fare unicamente da sfondo.

Intuibile l’antefatto legato ad una storia che sa di cavalleresco e medievale, avvertibile la sofferenza legata ad un amore perduto ma soprattutto percepibile l’universalità del sentimento provato che dal particolare della possibile vicenda diventa tragedia universale che supera il tempo e lo spazio.

L’affabulazione della composizione sta nella sua capacità di indurre a travalicare l’immagine stessa e l’epicità da componimento  cavalleresco, per cogliere una narrazione sottesa. I significati più reconditi che appartengono alla sfera dei sentimenti e delle emozioni si svelano nella loro umanità e sono, qui, allo stesso tempo, individuali, nel modo di vivere il dolore ma universali nel sentire il dolore. Così se la dama perde il suo cavaliere morto con onore in guerra o in duello, la donna perde il suo amato strappato alla vita e a lei da una sorte meschina conseguenza dei falsi valori che rincorre la società, lasciando il vuoto in un cuore al collasso ieri come oggi, per sempre.

IFF