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“La Danza dei Pianeti” di Anna Poerio

Recensione dell'Opera


In una dimensione di suggestione quasi metafisica si compie una sintesi armonica di uomo e natura che si richiude nella lieve fissità di pose plastiche che accolgono gli spazi, eternando la realtà nell’immagine ideale. Il concettualismo di fondo dell’arte di Anna Poerio sta proprio in questa rappresentazione simbolica del reale che è meditazione filosofica e analisi, sublimazione dell’essere, percezione profonda del dinamismo cosmico che unisce l’uno col tutto. Tale dinamismo è linguaggio assoluto nelle opere della Poerio. In esse si definisce una poetica del movimento che è sinuosità delle linee e di corpi che si allungano descrivendo gli spazi, è leggerezza di gesti fissati in coreografiche posizioni, è eleganza di forme dall’andamento quasi ritmico, grazia fluttuante dei panneggi.

Come una sorta di trattato visivo di natura estetico-filosofica le opere della Poerio sembrano raccontare una propria ontologia della vita, mediata dalle speculazioni degli antichi. Emblematica è  “La Danza dei Pianeti” in cui un uomo e una donna si librano nello spazio infinito governato dai pianeti intrecciandosi in una coreografia di movimenti attorno ad un cerchio pendente, in simmetria tra loro.  È l’incontro lieve di due corpi, due anime, ma soprattutto due principi: yin e yang, nero e bianco, irrazionale e razionale. Sono gli opposti che regolano il mondo, la cui unione genera l’armonia dell’universo. E nell’universo descritto, essi assumo anche il ruolo di microcosmo in simbiotico rapporto col macrocosmo. Una rappresentazione raffinata, un’immagine di leggiadria e compostezza, una monumentale trattazione di un concetto che diventa sublimazione del sentimento di natura, potentemente smisurata, infinitamente irraggiungibile, perfettamente armonica nel suo incontro delle parti e nel suo perpetuo divenire.

IFF