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“La leggerezza di Caronte” di Ennio Rutigliano (Elrej)

Recensione dell'Opera


Un surrealismo colto e contemplativo, sintesi stilistica di un eclettismo artistico che è tipico della pittura di Ennio Rutigliano, artista foggiano dai molteplici interessi e passioni.

In arte Elrej, Rutigliano forgia la sua esperienza artistica all’interno della tradizione figurativa rielaborata in chiave contemporanea, amalgamandola nei generi della pittura e della scenografia, che da sempre coltiva. Il piano su cui lavora è quello del sublime, del lirico. Il linguaggio è quello dell’immaginario onirico, delle creazioni spontanee della mente. I soggetti sono spesso citazioni colte prese a prestito dal passato. Il razionale viene così filtrato nelle maglie dell’inconscio e della poesia ed il surrealismo che ne promana diventa trascendentale ed elegiaco.

Tale condizione è per il dipinto “La leggerezza di Caronte”. Qui la citazione mitologico-letteraria si appunta sulla figura di Caronte, traghettatore di anime, simbolico personaggio del passaggio dalla vita alla morte ma anche metaforico mediatore tra conscio ed inconscio. Attraverso l’essenzialità delle immagini rubate alle elaborazioni elementari della mente e del sogno, l’artista narra del passaggio tra l’oscurità e la luce rappresentato da una barca che varca una soglia. Dinanzi, a guida, c’è Caronte raffigurato quale un diavolo, nelle sue caratteristiche essenziali, accanto alla figura del serpente ed immerso nel chiarore dei celesti che sfumano verso il bianco, la luce.

Tutta la composizione sembra così assumere il significato simbolico di una trascendenza. È il passaggio dalle pulsioni ed istinti umani alla sfera dello spirituale. È uno scendere nelle profondità degli abissi dell’inconscio per illuminare e portare alla conoscenza. E forse sta tutta qui la simbolica “leggerezza di Caronte”…

IFF