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“La mirada de Manuel” di Juanjo Narbòn

Recensione dell'Opera


Un realismo quasi disarmante e una poetica viva, vitale che trascendono entrambi il soggetto e sembrano travalicare la tela. I dipinti di Juanjo Narbòn sono così: carichi di un realismo così naturale da far dimenticare di essere davanti ad un’opera d’arte e non davanti alla vita!

Figlio d’arte, Narbòn sembra muoversi nel solco della tradizione dei grandi maestri spagnoli, quelli intrisi di Naturalismo e Verismo, che hanno sapientemente giocato con la luce come Velázquez e Zurbarán, il Caravaggio spagnolo, benché la sua cura dei particolari riporti ideologicamente anche alla lezione fiamminga.

Opere come “La mirada de Manuel” restituiscono una realtà quasi palpabilmente tangibile ed emotivamente toccante. Lo sguardo dell’uomo che domina lo spazio della tela emerge dal fondo nero con tutta la sua oggettività di essere umano in carne ed ossa. C’è in questa, come nelle altre opere di Narbòn, una resa così certosina di ogni minimo particolare da far pensare all’occhio dell’artista come ad un obiettivo della macchina fotografica. L’intricato percorso delle pieghe della sciarpa, le rughe anche impercettibili che rigano il volto, i peli della barba scompostamente ripetuti uno ad uno, come uno ad uno sono riproposti i tanti ciuffetti della pelliccia del colbacco e poi ancora l’epidermica stesa di colore, il realistico gioco di luci ed ombre, gli occhi, tutto concorre alla poetica del vero di Narbòn. Perché di poetica si tratta!

L’oggettività del ritratto diventa infatti liricità. Col suo atteggiamento pittorico volto a scrutare caratteristiche ed espressioni del soggetto, l’artista tende a catturarne l’anima. Quelle rughe profonde o meno raccontano una storia, un vissuto; quegli occhi tradiscono un’emozione; quello sguardo parla di una vita.

La poetica di Narbòn è quella della bellezza racchiusa nel quotidiano, trattenuta e fissata sulla tela a raccontare ciò che spesso, assenti, ignoriamo.