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“La musica supera l’odio (il pianista nel ghetto di Varsavia in fiamme)” di Ciro Improta

Recensione dell'Opera


Un eclettismo di temi e tecniche. Una varietà di soggetti e stili. Questa è la costante dell’arte di Ciro Improta, artista partenopeo le cui opere sono la manifestazione materico-pittorica della sua personale riflessione sul mondo. Ne sono colti i dolori, gli orrori, la natura, la conoscenza; tematiche di impronta sociale, ecologica, umanitaria ma anche scientifica e naturalistica.  Il suo è un vasto repertorio nutrito da un enorme interesse coltivato nel tempo, espresso “con occhi buoni e mani ferme”, caratteristiche appartenenti ad Improta uomo e professionista, chirurgo prima ancora che pittore, che ha trovato nella pittura la giusta evoluzione del suo agire.

Nutrendo la sua sensibilità anche in missioni umanitarie, Improta raccoglie emozioni e sensazioni altre, appartenenti a culture lontane da quella occidentale, trovando però nuova ricchezza ed ispirazione. Tra le sue opere di matrice sociale, impastata nella storia e nello stesso tempo esorcizzata in un ideale universale,  è la riflessione su uno dei più grandi crimini dell’umanità tradotta in pittura nella rappresentazione del ricordo melanconicamente e drammaticamente espresso.

Il dipinto in questione è “La musica supera l’odio (il pianista nel ghetto di Varsavia in fiamme)”, in cui le intenzioni dell’artista sono già dichiaratamente espresse nel titolo. La distruzione del ghetto divorato dalle fiamme, sul fondo, si contrappone alle quattro mura divelte in primo piano, in cui riemerge la vita nella figura di un uomo vistosamente marchiato dalla Stella di David con la quale venivano contrassegnati i prigionieri ebrei, che suona al pianoforte contro le brutture del mondo.

Il messaggio dell’artista è la fiducia nella musica, nella bellezza che sa diffondere nel mondo, che è pace e cura dei popoli. Condividendo una citazione del musicista Pablo Casals… “La musica scaccia l’odio da coloro che sono senza amore. Dà pace a coloro che sono in fermento, consola coloro che piangono”.

IFF