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“LA PALUDE” di Francesco Loliva

Recensione dell'Opera


Immagini evocative, atmosfere liriche, vagheggiamenti erranti  di una realtà colta nell’istantanea di un attimo che resta come bloccato nella fissità di un frammento fremente di  tensione emotiva. Nelle opere di Francesco Loliva gli scatti di realtà sono scatti di vita in cui è la luce a farsi scrittura di un racconto che vuole trasportare l’osservatore a quel preciso momento, a quelle sensazioni, a quelle emozioni che hanno mosso l’artista a posare il suo obiettivo su quel luogo, in quel tempo.

Dal quotidiano urbano a scorci di luoghi e paesaggi lontani, a panorami familiari e scenari e culture diverse, l’immaginario fotografico dell’artista si tinge della qualità estatica della pittura suggerendo spazi e silenzi di metafisica e surreale suggestione.

È quello che si avverte anche dinanzi all’opera “LA PALUDE”, dove un’unica aura di luce soffusa discende sulla composizione con un effetto anticato da immagine sospesa come dentro un ricordo. Come un velo si posa sullo specchio d’acqua in cui si riflette la vegetazione del paesaggio intorno, l’ombra delle baracche e della barca ormeggiata, si posa nel cielo libero, a tinte fosche, si posa  sopra i silenzi che percorrono i luoghi.

Il dato reale ha mirabilmente traslato la propria immagine passando dal piano  dell’esperibile attraverso i sensi a quello del sondabile attraverso i moti dell’animo. Ed ecco svelarsi agli occhi dello spettatore una visione poeticamente metafisica, quasi indistinta, senza spazio e senza tempo definiti, la cui leggera consistenza poggia sul lieve e fertile terreno delle emozioni, delle sensazioni, delle percezioni inconsce che alimentano di volta in volta lo spirito.

IFF