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“La Penitente” di Rosario Luigi Russo

Recensione dell'Opera


Un immaginario espressionistico che si carica della violenta vivacità del colore e dell’emotiva percezione di luoghi familiari, paesaggi straordinariamente unici e valori fortemente sentiti. È lo scenario estetico-interpretativo del reale suggerito nell’arte di Rosario Luigi Russo, artista salentino la cui ricerca espressiva si alimenta delle immagini rapite alla bellezza della natura e della sua terra, all’intensità della figura femminile nelle sue tante sfaccettature ma anche al fascino di antichi monumenti e di un immaginario storico-medievale che si fa sorprendente ed astratto.

Cavalieri, regine, re diventano soggetti privilegiati del racconto di un passato ricco di storia, da sempre ammantato di mistero ed atmosfere incantate, narrato oltre la sua oggettività, seguendo le trame emotive del reale.

Così è nell’opera “La Penitente” in cui compare un’iconografia che allude simbolicamente ad una delle rappresentazioni quasi stereotipe della donna durante il periodo medievale. In quell’età di mezzo in cui la bellezza passava per le forme  eroiche del paladino e per quelle divine di santi e martiri, la figura della donna penitente infatti assumeva un posto particolare nell’arte cristiana medievale dove prototipo era la Maddalena, peccatrice e poi santa, che diventava modello per indurre le donne a confessarsi.

Qui, nell’opera di Russo, la donna assume la classica condizione dimessa, sottomessa nella casa di Dio in attesa del perdono. Figura e struttura architettonica sembrano immersi in una stessa atmosfera vibrante ed emotivamente toccante, in cui i colori, le pennellate, le forme e le linee si sovrappongono e si confondono. Tutto si riempie di un forte cromatismo e di una luce cangiante che allude all’emblematica luminosità delle vetrate e dei rosoni delle chiese con tutta la sua simbologia mistica e sublimante.

IFF