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“La rinascita” di Mapalù

Recensione dell'Opera


Linguaggio dell’io interiore dell’artista, della sua vitalità e fermento di emozioni, sensazioni, inquietudini che irrompono nella vita. L’arte della pittrice Mapalù è espressione di una passione che vibra dall’infanzia, che la nutre e cresce con lei scorrendo nelle vene come linfa vitale, traducendosi in estro creativo, colore ed intimità. Ma quella catturata nelle opere è un’intimità che passa per l’innocenza degli sguardi, spesso infantili o femminili, in cui l’artista si sprofonda scrutando gli animi.

Così gli occhi diventano per la Mapalù “portale” di accesso al mondo interiore, diventando protagonisti attraverso i volti dei soggetti ritratti o anche solo attraverso essi stessi quali elementi decontestualizzati di immagini dalla parvenza onirica, come accade nell’opera “La rinascita”. Qui, nello specifico, gli occhi diventano tasselli o meglio pezzi di un collage della vita che ritrova se stessa e che nel delinearsi della composizione partecipa alla genesi dell’opera.

Nata – come la stessa artista riferisce – come espressione di un’esistenza monocromatica, avvinta da accidenti nefasti e dal rovinare della vita stessa, l’opera, ripescata dopo anni, metamorficamente muta se stessa sotto la spinta di una nuova consapevolezza e voglia di rivalsa. Simbolicamente la composizione si costruisce sotto il segno di una rinascita che si compie nella materia della pittura e che fa rivolgere lo sguardo ad un difficile passato ormai da superare.

È come un processo di catarsi che si attua sulla tela e che distrugge la passata rappresentazione di sé per ricomporre i pezzi di una nuova vita. Così, come specchi dell’anima, gli occhi s’inseriscono nel disegno e trovano posto tra ali di farfalla, corpi nudi, creature acquatiche ma anche piume e incastri di blu e azzurro che rimandano sia al mare che al cielo.

L’artista rinasce sotto il segno della libertà.

IFF