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“La Venere di carta” di Andrea Fronda

Recensione dell'Opera


È una nuova classicità quella di Andrea Fronda, artista salernitano dalla formazione cosmopolita, che ha improntato la sua ricerca al perfezionamento della forma plastica seguendo l’ideale dell’antico destrutturato e poi ricomposto in una sua personalissima visione contemporanea.

La stessa opera “La Venere di carta” è testimonianza dell’evoluzione figurativo-concettuale della parabola artistica di Fronda, in cui è evidente quel passaggio che ha portato l’artista a considerare la carta parte integrante della composizione sia come materia plasmata sia come idealismo di fondo.

In quest’opera tutta la plasticità delle forme classiche e la filosofia del bello ideale, allusivamente richiamanti la Venere di Milo, restano catturate nelle resine e nella carta di giornale metaforicamente rappresentativa, quest’ultima, della società contemporanea, colta nella sua fase discendente, assurta quindi già a passato. La carta del quotidiano è infatti cifra della comunicazione, peculiarità della società attuale che però nella sua versione cartacea è già superamento e simbolicamente avanzamento verso l’incertezza del futuro.

La sintesi astrattiva del pensiero sotteso è nella stessa dimensione mitologica della scultura. Quell’aura che spinge i contenuti al di là della realtà, insieme alla sovrapposizione di altre immagini sulle parole nere su bianco e all’indaco innaturale della chioma, pone tutta la fisicità della composizione su un piano squisitamente e ideologicamente concettuale.

IFF