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“Love in the jungle” di Leonardo Niola

Recensione dell'Opera


Visioni oniriche e surrealiste che prendono consistenza, si riducono ad immagine, danno forma e concretezza all’irrazionale.  Le opere di Leonardo Niola sono proiezioni del subconscio che affiorano in superficie come prodotto di un viaggio personale ed introspettivo. Attraverso esse, l’artista interpreta il presente, indugia sulle contraddizioni dell’uomo contemporaneo, sui rapporti umani e anche sulle sue responsabilità nei confronti della terra, offrendo allo spettatore sempre nuovi spunti di riflessione.

Così è anche per “Love in the jungle”. Forse – se non fosse per il groviglio di corpi scomposti – composizione un po’ meno surreale rispetto alle più consuete opere che l’artista riserva al suo pubblico, “Love in the jungle” sembra avere un’ambientazione ben definita, un luogo naturale disegnato dalle rocce, dall’acqua, dagli alberi e la vegetazione attorno. Una giungla (come dice il titolo) che nella sua reale concretezza diventa anche simbolica rappresentazione della giungla di passioni che si consumano al di là di un telo steso a separare questa “realtà” da altro.

E l’altro è il grigio che incombe sull’oltre: quello spazio vuoto, sbiadito, in netta contrapposizione con il pieno che c’è davanti, col colore che c’è davanti, con la vita di chi riscopre le proprie emozioni fuggendo le convenzioni sociali e vive la libertà dei sentimenti, delle passioni e della carne.

Solo al di là del telo, di quella rete divisoria può rimanere la vera essenza dell’amore, solo lì può essere preservata la sua bellezza e vissuto appieno quello stato di felicità che pervade l’animo, lontano da contaminazioni di sistemi e pregiudizi che lentamente annichiliscono ed abbrutiscono.

IFF