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“Megan” di Morena Lanari

Recensione dell'Opera


Echi impressionisti calati in atmosfere dalle istanze realiste, tocchi materici che catturano fugaci attimi dell’esistenza, richiami, ricordi, passioni che ardono e sentimenti che affiorano. L’arte di Morena Lanari è tutta dominata da una ricerca pittorica atta a scandagliare i fondali dell’anima, che si esprime verso una predilezione per l’arte figurativa, particolarmente del ritratto, i cui soggetti privilegiati sono e restano principalmente le donne.

Ed il mondo femminile con tutte le sue sfumature è quello che emerge anche nell’opera “Megan”; un ritratto di donna il cui vigore espressivo  risiede tutto nell’intensità dello sguardo che travalica gli spazi della tela, spinge verso l’osservatore, lo scruta. La continuità tra il soggetto ed il fruitore è ravvisabile in quel braccio che dà l’impressione che sia proteso in avanti, raccordato allo sguardo frontale ed in contrapposizione alla torsione del busto.

Espressione della contemporaneità, la donna è ritratta nelle fogge del quotidiano, col volto incorniciato dai riccioli rossi mossi dal vento, immersa nella spazialità di uno scenario che si perde tra un’immensità del cielo ed una percezione di indefinito. E forse lo spazio, indefinito lo è proprio, quasi come se l’artista volesse usare la modernità della figura come semplice pretesto per  far emergere l’essenza  femminile, primordiale ed universale, comune a tutte in ogni tempo ed in ogni luogo. Le stesse campiture di colore sembrano stese a tinte diafane e luminose come a creare un’atmosfera evanescente ed avvolgente che aumenta la dimensione universale del soggetto trattato.

Dolcezza, sensualità, forza sono racchiusi in quello sguardo di donna i cui occhi si fanno via per scavare l’intimità dell’animo femminile.

IFF