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"Numero 61" di Barbara Legnazzi

Recensione dell'Opera


Ricerca dell’innovazione e forza creativa sono il motore che muove lo sperimentalismo della Legnazzi, artista in continua evoluzione tra i diversi piani espressivi della pittura e della scultura. Uno sperimentalismo stilistico e concettuale che si avverte sin da subito, sin da quella che è una delle caratteristiche che spesso accompagna le opere dell’artista novarese: la mancanza del titolo.

L’essere contrassegnati solo da un numero diventa infatti simbolo, peculiarità della personale visione artistica della Legnazzi. Nella semplicità del numero si ravvisa tutta una complessità di pensiero che è sua cifra stilistica e che unisce in sé più piani interpretativi: quello dell’artista, dell’osservatore e dell’arte in quanto arte. L’opera non si completa se non nella continuità razionale ed emotiva del fruitore che si trova dinanzi ad essa. Quello della Legnazzi è un racconto per suggestioni, soffi creativi che alimentano le onde dell’animo, capaci poi di proiettare differenti scenari, intimi, personali, autentici, unici.

Così è anche per “Numero 61”, opera in cui è possibile ravvisare una sorta di concettualismo di impianto materico in cui linee, forme e colori diventano linguaggio narrante. Una narrazione che si costruisce all’interno di una struttura compositiva in cui il dinamismo ciclico quasi labirintico della linea, dominato al contempo dalla vivezza del colore e dalla ripetizione di forme curve, naufraga in un più controllato movimento, privato della vivacità del colore e della forma ed affidato unicamente ad un più nervoso tratto della linea. Ne deriva un astrattismo della composizione che trova riscontro nella semiotica del segno e in una costruzione onirico – metafisica che dal particolare sconfina nell’universale.