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“Oltre lo sguardo” di Mia Matteini

Recensione dell'Opera


Un’estetica del segno impera nella visione artistica di Mia Matteini, un segno che si anima fino a rendersi nervoso, s’infittisce e poi si dissipa, si fa linea, punto, forma e colore, s’insegue e ritorna su di sé generando movimento, comunicando vibrazioni che sono rappresentazioni dei moti interiori dell’animo, delle sensazioni stimolate dalla lettura del reale.

Il segno dell’artista triestina è puro linguaggio che si rende racconto, interprete visibile di un mondo invisibile e sommerso che affiora in superficie attraverso un’arte concepita come creatività fattiva intesa anche nel suo valore sociale e terapeutico.  Nelle opere della Matteini si compie un processo di metamorfica evoluzione che parte dal particolare, appartenente al mondo intimo e privato dell’artista, e si completa in un’universale ricerca del sé nello sguardo rapito dello spettatore.

Al di là degli sguardi e le apparenze invita invece ad andare l’opera “Oltre lo sguardo” per liberarsi e scendere nelle profondità celate in cui albergano gli stati dell’anima. Attraverso segni che si fanno tratti energici, ripetitivi o scivolati, pennellate strette e decise, macchie libere di colare in rivoli, forti contrasti chiaroscurali spezzati nel loro acromatismo da note più calde, sulla tela prende pian piano forma un volto di donna che sembra impreciso ed incompleto ma fortemente presente.

È in atto il momento della metamorfosi. Le linee si muovono definendo spazi e forme, risolvono la dicotomia dell’ “era” e del  “sarà” nel processo del divenire, concretizzano la fisionomica presenza della figura nel tempo. Ed ecco che lo spettatore ravvisa quello sguardo abbozzato in cui a chiudersi nella sua completezza è solo un occhio ben definito, marcato, forse visibile  varco, passaggio vero le profondità dell’anima.

IFF