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“Orfeo e Euridice” di Diego Stella

Recensione dell'Opera


Totalmente trasportato dal flusso di emozioni, sia proprie che altrui, l’artista romano Diego Stella concepisce l’arte come mezzo per esprimere e generare sensazioni diverse, per cui spesso preferisce non titolare le opere per lasciare la libertà allo spettatore di sentirle proprie. I suoi sono ritratti di vita che nei dipinti di matrice figurativa si lasciano andare a colature di colore che drammatizzano l’immagine dando nuovo pathos. Ma sono anche riflessioni, reinterpretazioni del già espresso, che trova nell’invenzione dell’artista una nuova dimensione, una nuova combinazione di idee, forme e colori che aprono ad orizzonti emotivi diversi. È il caso anche delle reinterpretazioni del passato, dell’arte, della storia, dei miti…

In “Orfeo ed Euridice” infatti la dimensione classico – mitologica entro cui è tramandato il tragico amore tra la naiade ed il cantore che ha ispirato da sempre scultori e pittori, diventa astrazione, luogo senza spazio e senza tempo, che tramuta i due soggetti in universali, custodi di un istante che è per sempre, di un concetto immutabile.

È il momento della perdita ad essere catturato sulla tela; la perdita dell’Amore a cui l’uomo rimane disperatamente aggrappato e questa  disperazione è acuita maggiormente dalla turbinio irrequieto dei colori del fondo che picchiano sui toni del rosso e del blu, accentuando la drammaticità della scena. Ma questo Amore è al contempo inesorabilmente reso irripetibile dal destino e altro non si può fare che colmare questa lontananza nelle stanze del ricordo, affondarla nella dolcezza lenitiva del tempo che scorre, con la maturata consapevolezza che la morte è parte della vita come la notte è parte del giorno.

IFF