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“Orizzonti adriatici” di Gino Lozzi

Recensione dell'Opera


Un’evoluzione artistica che passa per una continua sperimentazione ed elaborazione di un fare pittorico che è timbro personale di un linguaggio universale diretto esclusivamente all’anima. Gino Lozzi nei suoi lavori ricerca costantemente quell’impatto emotivo teso a stabilire una relazione profonda e coinvolgente tra l’opera e l’osservatore. Lentamente il figurativo lascia spazio a quelli che l’artista stesso chiama “paesaggi dell’anima” e il gesto si traduce in una pittura di sintesi, dove il reale è condotto all’essenziale,  l’immagine si costruisce nell’elementarità primaria di segno e colore, il senso si potenzia nella valenza evocatrice della composizione. La sua pittura è un viaggio verso l’oltre, quell’oltre dell’anima a cui si accede profondando nell’opera sintetica, assoluta, metafisica.

È quanto accade anche con “Orizzonti adriatici”. Colori netti che giocano con lievi sfumature, poche linee a demarcare gli orizzonti: il cielo, il mare, la terra. L’immagine appare piatta, statica ma ipnotizzante nella sua lineare semplicità. Lo sguardo si perde nella visione d’insieme mentre nel particolare alcune pennellate, a tratti evidenti, rompono la fissità e le variazioni cromatiche, morbide nel loro insinuarsi, invitano al movimento.

È il momento che mette in moto le vibrazioni dell’anima, l’attimo in cui l’artista entra in comunione con l’osservatore trasmettendogli il suo stato d’animo.

L’opera appartiene al ciclo dedicato al Mediterraneo realizzato durante il lock down. In esso è quindi racchiuso tutto il senso di solitudine, clausura e desiderio di tornare a vivere la bellezza che ci circonda in una rinnovata libertà.

IFF