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“Qipresi” di Francesca Bardotti

Recensione dell'Opera


Rifugio dai tormenti dell’anima ma anche luogo della metamorfosi del dolore che muta in nuova forma operando una rinascita intima e personale. Nell’arte di Francesca Bardotti è raccontata tutta la forza e l’intensità emotiva dell’artista nel liberarsi dalle inquietudini e dai lutti dell’anima che hanno segnato la sua vita.

Come in un passaggio catartico, le sue opere si aprono ad immagini che alludono alla gioia e alla vita, portando però con loro i segni di uno scavo interiore, affondato fin dentro le profondità più oscure, lentamente affiorate in superficie sotto una nuova luce. Il suo dolore diventa un dolore universale di cui spesso è interprete la figura femminile con le sue tante sfumature ed emozioni o la natura, di cui l’artista ha sempre subito il fascino misterioso e ancestrale.

E proprio quest’ultima è protagonista dell’opera “Qipresi”, in cui il riferimento al soggetto di natura è affidato interamente al colore e alla sua forza espressiva di cui l’artista carica il pennello. Le forme affusolate dei cipressi che dominano la composizione si impongono con la violenza del rosso vestendosi dei significati di sangue, passione, amore ma anche rabbia. Si stagliano su un paesaggio a tinte cupe dove terra e cielo sembrano formare un unico in cui s’inseguono e quasi si compenetrano i grigi e i blu, solcati da sfumature di rosso e velature di bianco.

La simbolica presenza di questi alberi, allusivi del significato di eternità e vita dopo la morte, sembra allargare i confini interpretativi della composizione verso una metafora dell’elaborazione del lutto che passa attraverso malinconia e sofferenza che lentamente cedeno il passo alla luce. Il passaggio è tutto scritto lì: nelle file di cipressi in primo piano rigate dal bianco della luce in contrapposizione a quelle in posizione arretrata che vivono ancora nel buio del dolore.

IFF