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"Quando le note del cuore scalano l’infinito" di Sergio Colombo

Recensione dell'Opera


L’arte nell’arte! E’ qui un richiamo alla musica che concorre a far emergere emozioni catturate dal colore e dal tratto dell’artista, il quale sembra così voler solleticare, attraverso le forme dell’arte, i moti del cuore, invitarli ad uscire e guidarli verso l’oltre, in una dimensione universale.

In “Quando le note del cuore scalano l’infinito” si vede, così, evidente l’attenzione di Colombo – nato come pittore paesaggista, evolutosi  poi verso un espressionismo figurativo raro e vigoroso – alla figura umana, che si integra perfettamente nello spazio ridisegnato in un equilibrio di linee e contrasti cromatici che fondono i soggetti musica-donna. I colori forti, in primo piano, della donna che stringe tra le mani il violino rendono la figura aggettante rispetto al fondo, dominato dalla presenza del grigio addolcito dai bagliori di luce che debolmente filtrano dalle imposte socchiuse della finestra.

I piani prospettici del pianoforte e delle scale s’intersecano a creare profondità; la posa assunta dalla donna col capo inclinato verso il lato opposto alle scale tende ad armonizzare ed equilibrare tutta la composizione, mentre le sfumature di colore grigio-azzurro che invadono la tastiera infondono una soffusa aurea malinconica che lentamente si smorza in quel sorriso appena abbozzato sul volto femminile.