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“Ragazza col bicchiere” di Daniela Cammara

Recensione dell'Opera


È un figurativo caratterizzato dal predominio del colore quello che emerge dalle opere dell’artista siciliana Daniela Cammara. Un colore che è steso netto, pieno, forte dei contrasti di impronta quasi espressionistica. È attraverso di esso che si costruiscono le figure. I soggetti sembrano comporsi, elemento per elemento, come in una sorta di sovrapposizione di piani generati dalla contrapposizione cromatica delle tinte, che dà un senso di bidimensionalità da cui però non è esclusa l’idea di profondità e volume, consegnando immagini che alludono ad una rappresentazione quasi metafisica del reale. Pennellate sfumate, macchie soffuse, stese velate quasi evanescenti completano le composizioni rimandando invece a dimensioni poetiche e liriche.

In “Ragazza col bicchiere” è lo sfondo su cui si staglia l’immagine della donna a fare da luogo dell’indistinto, dell’illusione poetica tratteggiato in piani in cui velature di colore sembrano compenetrarsi le une nelle altre, dalle pareti al sofà su cui è assisa la donna, le cui vesti quasi si confondono con la tappezzeria della seduta.

È come se quasi si annullasse la distinzione dei piani tra la figura e il fondo: il nero dell’abito si perde nel nero del divano, le cui sfumature dei motivi decorativi si amalgamano invece alle velate trasparenze delle braccia e le gambe, che al contempo si accordano alle liquide diafanità del flûte.

A ripristinare la terza dimensione è il rapporto luci ed ombre delle braccia e la mano in posizione aggettante e del  volto pieno, morbido nelle linee, animato da occhi profondi che guardano l’osservatore e quasi lo trasportano dentro, fin oltre il dipinto, dietro quelle luci che celano i luoghi inesplorati dell’anima adombrati in un sorriso appena accennato.

IFF