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“Rajasthan” di Daniele Ciliento

Recensione dell'Opera


Scene fermate nel dettaglio di un racconto che sa di quotidianità; paesaggi naturali ed urbani catturati nel fascino della luce naturale o nel disegno evocativo del bianco e nero; momenti, attimi, particolari che parlano di popoli e culture diverse.

Nella fotografia di Daniele Ciliento c’è tutta l’arte di narrare, per immagini, la vita. Ogni scatto si carica del suo spirito di osservazione attento ed entusiasta, del suo sguardo sul reale appassionato e curioso che si traduce nella voglia di sentire, vedere, viaggiare, di raccontare le pulsioni della vita immortalate in giro per il mondo e trasposte nella sua personale visione di spazio, di tempo e di uomo.

Come in “Rajasthan” – volendo cercare nell’immagine dell’apertura sulla città, una lettura metaforica del lavoro dell’artista – Ciliento apre le porte del suo sentire più profondo per farne percepire tutto lo spettacolo che avverte della vita. In quest’opera si ha la sensazione di essere accompagnati ad oltrepassare la soglia, ad uscire dal buio del mausoleo ed aprirsi alla vita che c’è oltre. Una vita che è luce, colore, profumi, costumi, emozioni esotiche e tanto fascinose, diverse da noi. È un invito ad addentrarsi ed esplorare una terra che è l’India dei maharaja, dei palazzi e delle fortezze principesche rievocative delle atmosfere da Mille e una Notte, dei templi e giardini incantati, delle spezie e degli incensi.

I passaggi chiaroscurali, la luce che taglia e contorna gli apparati decorativi della porta aperta e degli intarsi decidendo delle diverse profondità, lo scorcio che apre sulla città e la donna nel suo caratteristico sari brillante della stoffa vivacemente colorata come da tradizione, accompagnano il pensiero e la realtà si confonde con l’illusione, la mente si perde nel sogno.

IFF