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“Rebirth” di Antonella Rollo

Recensione dell'Opera


Un trascendere i confini dell’immagine e della materia per ritrovare nel reale la dimensione più profonda della psiche. È questa la sostanza estetico-concettuale che alimenta l’arte di Antonella Rollo. Per l’artista la pittura è un rendere visibile ciò che è invisibile e che rimarrebbe altrimenti non comunicato se non fosse narrato dal linguaggio intimo ed intimistico che l’arte sa esplicitare.

L’impianto ideologico delle sue composizioni si condensa nella rappresentazione di un andare oltre la fisicità, indagare la vita negli sguardi catturati, ritrovare nella qualità del colore le qualità dell’animo e svelare le emozioni recondite portandole ad una più reale consapevolezza. Le immagini che ne scaturiscono sono alterazioni quasi oniriche di un figurativo che si lascia sopraffare dalle proiezioni della psiche e dalle riflessioni sull’esistenza umana generando opere dalla forte carica espressiva ed impatto emotivo, come “Rebirth”.

In questo dipinto la Rollo interpreta e liricamente dà forma al concetto astratto di rinascita sentito come simbolico legame tra fine e inizio, tra momenti di crisi e il loro superamento, tra morte e vita. Termini opposti di un’unica esistenza che si risolvono e si completano nella loro armonica fusione che è rinascita ed evoluzione. Così nell’opera tutto si dispone come precisi tasselli di un incastro per nulla privo di senso. La figura della donna, quasi in estatica contemplazione, sembra compenetrarsi nella forma indefinita e a tratti indistinta di una sagoma simile ad un manichino. La luce entro cui è immersa e che riempie un fondo dai colori diafani come dentro ad un incredibile miracolo pare descrivere il passaggio che si sta operando. Animato e inanimato, vivo e morto si ricongiungono nell’energia dinamica che definisce l’archetipo di morte-rinascita come un ciclico movimento, perpetuo ed infinito, che è il senso stesso dell’umanità e del suo evolversi.

IFF