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"San Sebastiano" di Priscilla Minutello

Recensione dell'Opera


Echi classicheggianti si uniscono ad un linguaggio contemporaneo e concettuale frutto di un’elaborazione  introspettiva intima e personale. È questa la prima sensazione che si avverte dinanzi ad un’opera di Priscilla Minutello, giovane artista romana che mostra sin da piccola una particolare inclinazione verso l’universo dell’arte che coltiva e affina.

Stesse impressioni si ravvisano davanti a questo singolare San Sebastiano. È qui l’animo femminile che interpreta la condizione del martirio. L’iconografica scena della flagellazione di San Sebastiano, tanto oggetto di rappresentazioni nel mondo dell’arte, è trasfigurata nell’estetica compositiva e negli stessi contenuti che vuole trasmettere.

Il fatto resta infatti qui solo spunto di riflessione, è trasceso, è rielaborato in un messaggio che è universale, perché universale è il dolore, universale è la fede ed universale è l’arte. Non importa quindi che il martirio del santo sia trasposto sul corpo di una donna, non importa che le frecce della flagellazione siano solo accennate in tratti indistinti e non importa nemmeno che l’episodio religioso sia arginato nello spazio riquadrato di una parete come fosse un dipinto in cornice. La tensione emotiva carica di nuovi significati è tutta lì, in quel corpo nudo, che prende forma sotto pennellate di colore dai toni freddi, riequilibrate dai toni bruni e caldi della parete di fondo da cui emerge la figura e dalla profonda pennellata di rosso-arancio che si staglia prepotente dall’immagine accanto, reiterata ma allo stesso tempo smorzata, resa dall’artista come se quasi sprofondasse lentamente sul piano di fondo.