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“Selfieportrait di me a 17 anni” di Federico Zanellato

Recensione dell'Opera


Una personalità istrionica per un’arte dalle espressività molteplici che si differenziano e si specificano per temi, genere e tecniche. Dall’abbraccio quasi panico con la natura che passa per paesaggi marini e campestri alla definizione/scomposizione della figura umana fino agli autoritratti in chiave tecnologica, l’artista milanese Federico Zanellato mostra un’accesa poliedricità che vive totalmente immersa negli oceani della fantasia.

L’artista dipinge ricordi e memorie che si fanno a volte “solidi” e vibranti se impastati nel colore, altre volte delicati e sfumati se dilatati nelle trasparenze dell’acquerello. Proprio l’acquerello, sia per i colori ovattati che per la qualità simbolica che l’artista attribuisce all’acqua quale fonte di vita, diventa la tecnica pittorica da lui più amata.

E proprio con l’acquerello è realizzata l’opera  “Selfieportrait di me a 17 anni”, in cui il volto dell’artista emerge nelle sfumature, trasparenze e rese luministiche del colore scivolato sul foglio di carta. Il ritratto è un vero e proprio selfie inquadrato in linee di contorno sottili e nere che delineano la forma di un cellulare, simbolo della società contemporanea. L’opera così diventa espressione dei ricordi dell’epoca attuale, definita della globalizzazione e della digitalizzazione. L’artista sembra voler riportare sulla carta le emozioni, le sensazioni, le dolci malinconie del nostro passato custodito nella memoria e che per la società contemporanea passa per i pixel del digitale come prima passava per la grana della pellicola.

IFF