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“Selinunte, multimediale non è tutto” di Franco Carletti

Recensione dell'Opera


L’arte di Franco Carletti appare come un continuo spostarsi dai piani del reale a quelli dell’onirico fino a lambire le sponde dell’emotivo.  La realtà oggettiva muta forma e colori per assecondare il pensiero dell’artista che è sempre una riflessione sui sentimenti ed valori umani, sulla società e le sue contraddizioni, sull’esistenza ed il suo divenire.

È così che un paesaggio, un luogo, una figura femminile si lasciano dominare dal colore denso o evanescente, dalle pennellate grumose o lisce e delicate, da una luce fitta o rarefatta. Scenari compositivi entro cui si muove una narrazione sospinta dai moti dell’animo dell’artista quale commento e a volte monito, come nel caso di “Selinunte, multimediale non è tutto”.

Qui l’architettura compositiva si costruisce attorno ad un contrasto avvertito dall’artista tra le perpetue bellezze che ci circondano e la nostra assuefatta cecità, indotta dalla sferza frenetica della tecnologia multimediale contemporanea.

Ecco allora che dinanzi alle contemplabili rovine di Selinunte, alle increspature del mare e del cielo, alla levità del veliero e alla delicata e seducente presenza di una donna, corre incurante un uomo sul suo segway, bardato e coperto da un casco, come a volerne rappresentare una quasi assenza d’ identità di fronte a tanta presenza!

I colori e le atmosfere diafane dell’opera ci riconducono ad una dimensione più onirica che reale. Le bellezze sono rivestite di luce. Tutto resta in netto contrasto con la figura dell’uomo stinto nei toni del grigio. Una macchia di non colore che è riflessione, un modo anche per ricordarci di fermarci e imparare di nuovo ad osservare e non solo guardare.

IFF