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“Speranza - Il lembo sottile di corda che mi tiene sospeso sull'abisso” di Damiano Bitritto

Recensione dell'Opera


L’autenticità di un’arte sentita fin da bambino ma maturata in là nel tempo, la fusione istintiva e intima con le forze naturali e la madre terra, la tensione di quel panico abbraccio tra uomo e natura liberato tra le pieghe e le forme della scultura.

Nell’arte di Damiano Bitritto c’è una percezione profonda del mondo esterno, un intenso senso di appartenenza alla terra, considerata come colei che custodisce il mistero della vita, dell’essere e del divenire. Un mistero spesso presente nelle sue opere dove la simbiosi tra uomo e natura passa per la figura della donna, che diventa simbolica rappresentazione dei valori universali della vita.

Ma è anche la materia a diventare luogo privilegiato per penetrare il significato recondito delle forze della vita e farsi veicolo dei messaggi più intimi che l’artista vuole diffondere. Nella stessa opera “Speranza – Il lembo sottile di corda che mi tiene sospeso sull’abisso” l’intero racconto è affidato a pochi, semplici elementi che della loro matericità variamente combinata fanno scrittura, segno, espressione concettuale di una visione dell’artista che vuole essere universalmente condivisa.

Qui, su un fondo nero come il futuro del nostro mondo, dilaniato dagli atti incoscienti dell’uomo, depauperato delle sue ricchezze, fonti di vita, rotto nei suoi equilibri si distende una corda lacerata ma non spezzata. È la corda della speranza, la speranza che si tiene attaccata ad un filo, seppur sottile ma con la forza in sé di resistere, di andare avanti, di afferrare ancora quell’ultima opportunità. È l’opportunità dell’uomo di cambiare lo stato attuale delle cose, di ritrovare il suo rapporto intimo ed ancestrale con la natura,  stabilire un contatto nel rispetto dei suoi elementi e dell’unione col tutto.

In quel filo sottile l’artista vede quell’immenso potere delle piccole cose, di essere germoglio dei grandi cambiamenti.

IFF