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“Stringimi” di Matteo Brambilla

Recensione dell'Opera


L’artista del ricordo, dei momenti passati e mai dimenticati, degli attimi di una vita che sono tasselli di una storia attuale e presente. L’arte di Matteo Brambilla è racconto di esistenze fissate nella matericità di un’immagine che si fa simbolo di un’esperienza vissuta, che permane nel tempo.

In un superamento concettuale di quella valenza  eternatrice che contraddistingue la fotografia, l’artista non solo vede, isola e ferma il momento per sempre nell’unicità del suo essere, ma catalizza l’attenzione sull’oggetto, sull’elemento testimonianza di quell’attimo, riducendolo a farsi “materia” del ricordo all’interno del quadro. L’oggetto contestualizzato nel “luogo della memoria” si spoglia dei suoi attributi di funzionalità per nobilitarsi a nuova forma estetica e significato. E non è un oggetto qualunque a partecipare dell’arte di Brambilla ma è un “contenuto” che nella visione dell’artista assurge a simbolo delle molteplici identità di un individuo: le scarpe.

Cosi se il ricordo è un’impronta di esperienze passate rievocate nella memoria con partecipazione affettiva, le scarpe presenti in opere come “Stringimi” vogliono essere manifestazione patente di un momento di vita di una precisa personalità con tutto il portato di significati, sentimenti, peculiarità contestuali ed emotive che esse racchiudono. Qui su un fondo opportunamente lavorato in arte grafica, elementi materici si uniscono alla viscosità delle vernici inglobando, nell’economia della composizione, delle scarpe di donna rievocatrici di esperienze del mondo femminile universalmente condivise ma nello stesso tempo, nella specificità della griffe sottolineata, particolari e personali. Sono testimonianze di affetti precisi, di istanti unici, di nostalgie e sensazioni private quasi inaccessibili se non rivelate, appena accennate nella percezione emotiva della semantica del titolo dell’opera.

IFF