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“Struzzo” di Silver Plachesi

Recensione dell'Opera


Creature fantasiose che sembrano uscire da un mondo surreale con tutta la verace concretezza di elementi metallici assemblati e giustapposti fra loro, legni recuperati e riadattati alle forme, materiali di scarto rimodulati nelle fattezze del reale, esteticamente proporzionate, equilibrate negli incastri delle parti che generano la bellezza del tutto.

Questo l’immaginario che popola le sculture di Silver Plachesi, artista romagnolo che muove la sua indagine artistica verso la ricerca estetica ed armoniosa della forma, studiata, calibrata, pensata e ripensata in tutta la sua struttura in cui le componenti sono assemblate per perdere la loro fisionomia e funzione originaria ed adattarsi ad una nuova idea del reale.

Nell’opera “Struzzo” , l’immagine dell’animale è costruita nella giustapposizione di elementi diversi, ognuno scelto e posizionato in modo tale da creare ogni singolo aspetto che definisca la figura nelle sue forme conosciute. Come tutte le sculture di Plachesi anche questa non nasce da un progetto iniziale ma da un’ispirazione indotta da un oggetto, un ingranaggio, un pezzo di una struttura che con la sua forma avvia il processo di creazione emotiva.

Per lo struzzo, la genesi è avvenuta da un serbatoio arrugginito di un motorino e da una parte della marmitta, che hanno fatto da fase embrionale, nucleo, nocciolo della creazione.  La sua gestazione è poi  passata per prove, accostamenti indovinati subito o meno, ripensamenti e rimodulazioni, tutto volto a scovare l’equilibrio dei materiali fra loro assemblati, dei colori corrispondenti, delle forme ricercate a creare nuova bellezza. Così nella scultura dello struzzo si compie la determinazione di un’immagine raffinata nelle forme, aggraziata nei movimenti.

IFF