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“Tempo e Amore” di Paola Iotti

Recensione dell'Opera


L’arte dell’inconscio, degli scenari onirici, dei ricordi, della poetica dei sentimenti. Così può definirsi l’arte di Paola Iotti, artista che trasfonde nelle sue opere la narrazione dei moti dell’animo raccolti dalla sua stessa natura di poetessa e scrittrice. Dal figurativo passando poi per il surreale e l’astratto, la visione pittorica della Iotti è la trascrizione dei messaggi provenienti dal mondo interiore dell’io, che diventa io lirico, spesso in connessione con l’essenza della natura, elemento alquanto ricorrente nelle sue opere. Non è raro trovare infatti protagonisti, verdi paesaggi, rami fioriti, chiome folte immersi in scenari lunari, marini ed in allusive atmosfere senza tempo.

Anche in “Tempo e Amore” non manca l’elemento naturalistico, benché tutto qui sia lievemente accennato, sfumato, dai contorni incerti e non definiti come a restituirci l’immagine di una foto sbiadita, di un ricordo, di un’emozione forse assopita ma mai persa, ritrovata nei profondi meandri dell’anima e della memoria. In un impianto compositivo in cui le immagini sembrano corrose ed impastate con la sabbia, emerge così sullo sfondo una linea marcata, blu notte, che traccia l’orizzonte ed i confini tra cielo e terra.

Su, la luce del sole in una raggiera color ocra dai toni quasi mistici, giù il mare profondo, intenso e penetrante. Su di loro un’immagine evanescente raffigurante una coppia dai volti cancellati, indistinti, avvolti in pennellate di rosso stese sui corpi come mantelli, che sembrano portare con loro connotazioni di stampo quasi biblico. Ne emerge così una rappresentazione in cui l’artista pare voler  ricondurre l’universalità dell’amore  su un piano squisitamente spirituale. Dietro la coppia, la presenza di lampi luminosi tra cielo e mare appaiono come citazioni metaforiche dei turbamenti d’amore.

Tutta la composizione così sembra il messaggio dell’imperitura potenza dell’amore, le cui agitazioni restano impresse nel cuore e nella memoria anche quando il tempo, inclemente, le miete con la sua falce.

IFF