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“The Peace list” di Fabiana Macaluso

Recensione dell'Opera


Arte come comunicazione, come educazione, come impegno sociale e veicolo di messaggi solidali. È questa la quintessenza dell’arte di Fabiana Macaluso, artista torinese dai temperamenti del Sud, che sulla tela porta riflessione e sentimento, cultura e storia, amore e sofferenza; quella sofferenza del mondo attanagliato dai grandi problemi del razzismo, delle guerre, della povertà, dell’ignoranza, delle ingiustizie, dell’inquinamento, dell’odio, dell’omofobia, del femminicidio…

E qui, è la vergognosa pagina della storia mondiale ad essere immortalata e a continuare a far riflettere.

Nell’opera “The Peace list”, il pennello ed il cuore della pittrice tracciano i contorni dell’orribile tragedia del genocidio nazista. In un carosello di figure poste come attori di teatro su un palco in procinto di accomiatarsi dallo spettatore, uomini e donne vengono calati in un’atmosfera grigia e ferma, trovando posto su piani differenti della composizione. Dietro, la massa dai profili indistinti che sembra aprire e chiudere l’entrata e l’uscita dalla scena; in posizione più avanzata, quattro figure rigide ed inerti con lo sguardo perso dinanzi a loro; in primo piano due bambine l’una a marcare la parte destra e l’altra la sinistra, le uniche ad essere tinte di colore, nel rosso dei loro abiti.

Chiaro è qui l’accenno e l’omaggio a quello che è considerato l’emblema cinematografico dell’olocausto –  Schindler’s List –  il cui titolo è ripercorso nella mente già alla lettura del nome “The Peace list”  dell’opera. Chiari i riferimenti simbolici dell’assenza del colore rispetto ai particolari in rosso, chiara la denuncia dell’omertà internazionale di fronte ad un tale massacro.

Ed è così che nell’opera della Macaluso  uomini privati della loro dignità “sfilano” in attesa del proprio unico destino. Ed è così che i colori si sono estinti insieme all’umanità, sorda dinanzi all’evidenza.

IFF